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Una donna vestita di sole

  • Immagine del redattore: Rita Duchi
    Rita Duchi
  • 3 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Testo critico di Rita Duchi per la mostra personale Madonne di Michel Oz.


È difficile essere un artista UCAI perché è impegnativo (ma non impossibile) coltivare il sacro. La quotidianità in molti modi ci allontana da riflessioni spirituali con preoccupazioni e impegni che richiedono un’immediata soluzione e, di conseguenza, tutta la nostra concentrazione. Le comunicazioni di lavoro arrivano a tutte le ore grazie ai comodi ma insidiosi strumenti digitali; le relazioni familiari e amicali sono da alimentare con attenzioni ed entusiasmo; il corpo va allenato con costanza. Poi c’è la routine fatta di scadenze e non c’è più tempo per la religione. Siamo preoccupati per politiche nazionaliste, siamo spaventati dalla guerra al di là del mare Mediterraneo, siamo in ansia per le aggressioni consumate per strada. Non c’è nulla di spirituale nelle minacce, nelle coltellate, negli stupri, negli infanticidi, nelle mutilazioni. Questo Male agisce strisciando sotto le porte di casa ammalandoci i sentimenti, ma una donna lo ha schiacciato e sconfitto, imprimendosi per sempre il calcagno. Una cicatrice resta: è l’angoscia che continua a spingerci a fuggire da noi stessi, dalla nostra natura di Figli e dallo spirituale. Non ha più la forma di un serpente, ma assume la forma di allettanti proposte che ci promettono un soddisfacimento immediato. In realtà questo inganno è velenoso e ce lo dicono i quotidiani ogni giorno. Nel libro dell’Apocalisse Giovanni scrive di una visione:


“Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle. Era incinta […] un grande drago rosso le si pose davanti per divorare il bambino […] ma essa partorì e il figlio fu subito salvato presso Dio e la donna fuggì nel deserto ove Dio le aveva preparato un rifugio. […] Il drago si avventò contro la donna […] ma la terra venne in suo soccorso […] Allora il drago si infuriò contro di lei e se ne andò a far guerra contro la sua discendenza, contro quelli che osservavano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù. E si fermò sulla spiaggia del mare. (Apocalisse 12, 1-18).


Alle donne è affidato un ruolo fondamentale: quello di custodire la speranza sulla terra. Non siamo sole nelle gioie e nelle disgrazie, e l’artista Michel Oz ci ricorda che Maria, come tutte noi, è paladina della femminilità. Maria è una donna sempre contemporanea perché sempre attuali sono le sfide che ha affrontato e che tante di noi vivono: la migrazione, la fuga, la persecuzione, la diffamazione, il lutto. Maria sa di non essere sola nel sostenere tutto questo (e altro) e nemmeno noi lo siamo. Ci siamo l’una per l’altra e, oltre alla linea orizzontale della quotidianità, sopra a ogni cosa, abbiamo Dio. La missione dell’associazione UCAI è questa: far alzare lo sguardo e la ricerca artistica oltre i nostri confini terreni creando qualcosa di nuovo.

 
 
 

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