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Che siano una cosa sola

Immagine del redattore: Rita Duchi
Rita Duchi
3 mar
Tempo di lettura: 2 min

Testo curatoriale di Rita Duchi per la mostra collettiva Insieme Meraviglia.


Sempre si rinnova lo stupore quando singoli individui raggiungono l’armonia nel fare qualcosa insieme. Come note sparse, apparentemente scordate, che trovano finalmente posto l’una accanto all’altra sullo spartito, dando valore all’accordo. È lo stupore che accompagna ogni progetto quando nasce dalla cura condivisa di più persone.

In un tempo contemporaneo complesso, in cui il cielo sembra spesso incupirsi e diventa difficile scorgere il miracolo quotidiano del sole che tramonta e risorge a nutrire nuove speranze, l’esperienza associativa si configura come un luogo di valori antichi e oggi più che mai necessari.

Essere parte di un’associazione significa aderire a un progetto comune, condividerne valori e finalità, partecipare attivamente alla vita democratica e contribuire alla costruzione di legami comunitari. Questa è la sua ricchezza: relazioni che si intrecciano tra persone che, al di fuori di questo contesto, probabilmente non si sarebbero incontrate e che qui, invece, generano meraviglia.

Da questo terreno nasce la mostra collettiva dei giovani artisti, frutto dell’amicizia tra la Confraternita dei Santi Patroni di Brescia e l’Associazione UCAI. Le Sale del Ciliegio del Museo Diocesano di Brescia accolgono le opere di artisti esterni alle due realtà, uniti dalla libera scelta di creare insieme. La creazione condivisa apre infatti possibilità che difficilmente fioriscono nella solitudine.

«Che siano una cosa sola» (Gv 17,21): le parole di Gesù nella preghiera sacerdotale richiamano il senso profondo di questa esperienza. Non un invito all’uniformità, ma alla comunione. La preghiera pronunciata durante l’ultima cena si offre come un testamento di fede e di amore, che chiama tutti a partecipare al mistero dell’amore trinitario.

In questo orizzonte si colloca l’impegno dell’Associazione UCAI, fedele alle indicazioni di Papa Paolo VI: promuovere un’arte capace di dare forma all’invisibile, di esprimere ciò che nel sacro è trascendente, come la meraviglia dello stare insieme.


 
 
 

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