Passati all'asciutto
- Rita Duchi
- 3 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Testo critico di Rita Duchi per la seconda edizione di From Farm To Art a cura di Viviana Bertanzetti.
Due atomi di idrogeno con carica positiva si uniscono a un atomo di ossigeno con due cariche negative formando la molecola H2O: nasce l’acqua. Questo elemento naturale ha acquisito molti significati nel corso della storia delle civiltà: rinascita, purificazione, vita. Cambia tutto quando alla formula dell’acqua distillata si aggiungono sei ioni di cloruro, sodio, solfato, magnesio, calcio e potassio: abbiamo acqua marina. Storicamente per il popolo ebreo il mare indicava il male. La massa d’acqua blu si alza e si abbassa, respira come un animale antico, e trascina a fondo sotto il tappeto di onde. Non a caso nel Vecchio Testamento il male viene scacciato come il mar Rosso aperto e incatenato in due argini altissimi e immobili al passaggio del popolo eletto. Cristo nel Nuovo Testamento cammina sul mare perché è puro e il male che non fa parte di lui non può annegarlo, nemmeno bagnargli i piedi. Passare all’asciutto è la nostra salvezza. Non solo una storia di spirito ma anche naturale: quante cose sono nate da quando l’acqua salata si è sciolta fecondando la terra! Misteriose creature marine hanno lasciato incisioni rupestri scolpite nella roccia come popoli antichi. Le onde hanno dipinto spartiti di maree sulle pietre di Cascina Belmonte. Chissà se alle vitis cresciutevi sopra si è tramandato il canto…
In questa atmosfera paleolitica si inseriscono gli artisti dell’associazione UCAI di Brescia. Affascinati dalla storia il mito vi si avvinghia come un rampicante colmando gli spazi vuoti lasciati dalle domande ancora senza risposta: chi viveva qui? Cosa vi era accaduto? Che nome aveva questo mare? Affiorano germogli di sculture antiche di marna rossa che Rita Duchi allestisce in una radura come per un rituale; spunta dal terreno un’imbarcazione naufragata a cui Anita Guarneri restituisce la vela per proseguire il suo viaggio; un’anima lotta e ancora prosegue la sua scalata per portarsi in salvo col forte braccio di Elena Monaco; Lucia Sofia Bellucci presta la voce a preistoriche sirene e attira confidenze in piscine di muschio; la terra asciutta si spacca e dalle sue fessure Duccio Guarneri ne estrae colore; nell’erba spunta il fossile moderno di Alberto Acerbi; memorie di naviganti aspettano di essere lette come messaggi in bottiglia dalla penna di Celeste Fusari; il tempo si stratifica immobilizzato dalla luce e dalla delicatezza di Lisa Roselli Zani, e infine Alice Bontempi fa ricostruire il mare a noi tutti, che siamo tanti e piccoli come granelli di sabbia dispersi per il Creato.




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